Orto & dintorni

Un orto da accudire può essere una grande fortuna

Brani, fotografie, poesie, considerazioni, libri, curiosità sull’orto e su quello che ci gira intorno

 

 

di J. MIRO’

 

 

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Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, era talmente appassionata di rose che, a quanto si narra, se ne faceva aggiungere dei petali nelle insalate.

 

 

 

 

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LIBRI CONSIGLIATI

 

 

l’Orto dei bimbi è una guida pratica per adulti e piccini, per imparare, giocare e crescere coltivando ortaggi ed erbe aromatiche.

 

 

 

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Gli alberghi dell’azienda francese Attrap’ Reves (acchiappa-sogni) offrono ai clienti l’opportunità di un soggiorno a contatto con la natura, all’interno di speciali tende trasparenti a forma di bolla.

 

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Nella rappresentazione del legame tra arte e orto, gli impressionisti francesi sono sicuramente ai primi posti e fra tutti Camille Pissarro è definito spesso il poeta della campagna. I suoi quadri sono delle odi ai campi, agli orti, alla terra lavorata, ai personaggi che vi ci lavorano. L’artista si concentra sulle variazioni cromatiche prodotte dai fenomeni naturali e atmosferici: il freddo, la nebbia, il gelo. Venne aspramente criticato, nel corso della prima mostra impressionista del 1874, per la sua propensione a raffigurare i comuni ortaggi al posto di una vegetazione più nobile e raffinata. Dal 1893, forse spinto da queste considerazioni, abbandona i soggetti campestri per dedicarsi a quelli più urbanizzati.

 

 

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La convivenza… in campagna

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«Gobba a Ponente, luna crescente – gobba a Levante, luna calante»

Il mese lunare si compone di due fasi: crescente e calante. Chi non riesce a orientarsi osservando la luna, non capisce mai se sia crescente o calante, si può memorizzare: quando la gobba ricorda la forma di una D (>) la luna è crescente, mentre quando ricalca la forma di una C (<) è calante “ci.cala”. Quando dobbiamo seminare ad esempio i cereali, bisognerebbe seminarli a luna crescente. Se non fosse possibile seminare in questi giorni si può fare con la luna discendente, ma il risultato sarà inferiore. Questo perché, quando la luna è nel periodo ascendente favorisce la salita della linfa verso le sommità della pianta. Infatti la luna crescente è il periodo migliore per innestare e per il raccolto dei frutti. Il periodo discendente favorisce lo sviluppo radicale, vanno quindi eseguiti i lavori di potatura degli alberi e delle siepi così si perde meno linfa, i trapianti, la concimazione e la raccolta delle radici.

 

 

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La farfalla e il cavolo

di

Luigi Fiacchi

Una certa farfalletta
Mossa un dì dall’appetito
Svolazzava in sulla vetta
D’un bel cavolo fiorito.

Ma suggendo in breve istante
Ora questo ed or quel fiore,
Nauseata e disprezzante
“Ah!” dicea, “Che reo sapore!

Ai miei dì non ritrovai
Cibo mai si disgustoso.
Cavol mio per me non fai.
Sovra te più non mi poso”.

A siffatto complimento
Tosto il cavol replicò:
“Ma signora, a quel ch’io sento,
Molto il gusto in voi cangiò.

Vi conobbi in altri redi
In più misera fortuna.
Foste bruco ed io vi diedi
Cibo e cuna.

Fu allor per voi ben grato
Il sapor delle mie foglie,
Ma cangiando il vostro stato
Voi cangiaste ancor le voglie”.

Dalla favola s’intende
ciò che segue l’uom leggero:
se la sorte sale o scende,
sale o scende il suo pensiero.
Ma…

L’uomo saggio mai non falla
Né superbia né viltà.
O sia bruco o sia farfalla
Immutabile si sta!

 

 

 LUIGI FIACCHI (1754 – 1825) si distinse nella scrittura di favole e poesie. Fu un religioso (sacerdote) e un accademico della Crusca.

 

 

 

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L’inglese Michael Buck si è costruito una casa ecologica in stile hobbit, usando materiali naturali come paglia e argilla: è costata solo 150 sterline.

 

 

 

 

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Il gallo segnavento che si trova sulla sommità di molti edifici, avrebbe avuto origine nel secolo IX con un Decreto di Papa Niccolò I. Costui stabilì infatti che in cima a ogni chiesa venisse collocata la figura di un gallo, quale simbolo e ricordo di san Pietro e del suo rinnegamento di Cristo.

 

 

 

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Nel Galles Maureen Morris ha trovato nel vano motore della sua auto un nido con dei piccoli merli in ottima salute. I pulcini dovevano essere lì, già da alcune settimane, durante le quali l’inconsapevole guidatrice aveva viaggiato senza problemi.

 

 

 

 

 

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Nel 1938 Arturo Toscanini diresse con successo una serie di concerti nell’odierno Israele. In tale occasione ricevette in dono un aranceto dalla città di Tel Aviv.

 

 

 

 

 

 

 


Il compositore russo Dimitrij Sciostakovic portò a termine la sua sinfonia n° 8 nell’estate del 1943. Trovò la necessaria ispirazione lavorando in un edificio che era stato un pollaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Nell’Illinois è stato segnalato il caso di un girasole cresciuto dal tronco di un gelso. 

 

 

 

 

 

 


Nel proprio giardino, il tedesco Hans Peter Schiffer ha coltivato un girasole che ha raggiunto l’altezza di 8,03 metri. 

 

 

 

 

 


In un’azienda vitivinicola, situata vicino a Montalcino – Il paradiso di Frassina – tra i filari si sentono i brani di Mozart. Secondo alcuni studiosi le loro frequenze sonore avrebbero benefici effetti sulle vigne.

 

 


Per tingersi i capelli di nero, le donne dell’antica Roma usavano spesso il succo ottenuto spremendo le bacche di edera.

 


La borragine è una pianta con fiori blu-viola. Sin dall’antichità si pensava che potesse alleviare la malinconia e ravvivare lo spirito. Il succo ricavato dalla pianta è un antidoto contro tutti i veleni e contro i morsi degli animali velenosi. I fiori azzurri possono essere utilizzati per guarnire macedonie e insalate e le foglie tenere sono ottime mangiate crude.

 

 


CHI SI PERDE DIETRO A UN ORTO  (3°)

di Erica Gardenti, garzona*

Chi si perde dietro a un orto ha una vita senza fronzoli: maglietta sbrindellata, pantaloni comodi, molto comodi e cappello, sempre il cappello. Vive anche una vita quieta, così si accorge che il sole tramonta non perché deve accendere la luce di casa o i fari dell’auto, ma perché lo ha visto scivolare via lento, laggiù a ovest.

*dal dizionario: ‘garzona’ part. in Toscana, persona assunta come aiuto nelle faccende agricole

 


Il legno di pero, ottimo per realizzare strumenti musicali, era considerato utile per segnalare la presenza di fantasmi, poiché si credeva che scricchiolasse al loro passaggio! 

In Cina il pero è simbolo di giustizia, longevità, purezza, saggezza e buona amministrazione. I candidi fiori di pero sono invece simbolo di lutto, sia per il colore bianco dei petali (che in Cina è un colore funebre), che per il loro passaggio repentino (la loro breve vita) che diviene una metafora della tristezza, della freddezza e della morte. In Corea la pera impersonifica la grazia, la nobiltà e la purezza; mentre l’albero di pero rappresenta il conforto e l’agiatezza. 

 

 

 

 

 


 

Ode al carciofo

di Pablo Neruda

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,

ispida edificò una piccola cupola,

si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,

vicino a lui i vegetali impazziti si arricciarono,

divennero viticci, 
infiorescenze commoventi rizomi;          

sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,

la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,

la verza si mise a provar gonne,

l’origano a profumare il mondo,

e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,

brunito come bomba a mano,
 orgoglioso,

e un bel giorno, 
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,

marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.

Nei filari mai fu così marziale come al mercato,

gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini

erano i generali dei carciofi,

file compatte,

voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,

ma allora arriva Maria col suo paniere,
 sceglie un carciofo,

non lo teme,
lo esamina,
l’osserva controluce come se fosse un uovo,

lo compra,
 lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,

con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,

lo tuffa nella pentola.

Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,

poi squama per squama spogliamo la delizia

e mangiamo la pacifica pasta 
del suo cuore verde.

 


1 marzo 2018, nevicata in un orto fiorentino…

… della serie: piccolo, ma tenace, perché la fame è tanta!!!

 

 

 

 

 


 CHI SI PERDE DIETRO A UN ORTO  (2°)

di Erica Gardenti, garzona*

 

 

 

“Chi si perde dietro a un orto impara ad ascoltare: il gallo del podere accanto non canta solo all’alba per il saluto al sole, ma si  fa sentire anche più tardi, magari solo perché ha trovato un lombrico”.

*dal dizionario: ‘garzona’ part. in Toscana, persona assunta come aiuto nelle faccende agricole

 


 

L’AGLIO E…

L’aglio, i cui resti sono stati rinvenuti in alcune caverne preistoriche, era conosciuto dai Sumeri 5000 anni fa. Nessuno però l’amò quanto gli egiziani: il valore che essi gli attribuivano era infatti tale che meno di 7 kg bastavano per acquistare un giovane schiavo. Presso greci e romani l’aglio era il cibo abituale degli atleti e dei soldati, poiché si credeva sviluppasse forza e aggressività. Le levatrici l’appendevano invece nelle stanze del parto, per salvaguardare i neonati dalle malattie e dai sortilegi; ma fu soprattutto durante il Medioevo che la superstizione popolare assegnò all’aglio il diritto di proteggere dal malocchio, dal morso dei vampiri e da quelle ‘malattie’ provocate dagli spiriti maligni (cioè i disturbi mentali).

 


POESIA

 VERSICOLI QUASI ECOLOGICI    

  di Giorgio Caproni

                                                     

Non uccidete il mare,
 la libellula, il vento.

Non soffocate il lamento

(il canto!) del lamantino.

Il galagone, il pino:

anche di questo è fatto

l’uomo. E chi per profitto vile

fulmina un pesce, un fiume,non fatelo cavalieredel lavoro. L’amore

finisce dove finisce l’erba

e l’acqua muore. Dove

sparendo la foresta

e l’aria verde, chi resta

sospira nel sempre più vasto

paese guasto: Come

potrebbe tornare a essere bella,

scomparso l’uomo, la terra.

 


CURIOSITA’

 

 

LA BATATA

La patata dolce, conosciuta anche come patata americana – e meno comunemente come batata – è una specie appartenente alla famiglia delle Convolvulaceae, coltivata nelle regioni tropicali per i suoi rizotiberi commestibili. Niente a che vedere con la patata da noi usata che appartiene alla famiglia delle Solinacee. E’ molto nutriente e ha molte varietà.

 

 

 


LIBRI CONSIGLIATI

 

“Nessun contadino ha mai scritto un manuale sull’orto. Non se l’è nemmeno sognato. Sono segreti del mestiere. Tutt’al più può averlo rivelato ai propri figli, ma solo in punto di morte: – Vanni, nella porga delle carote ci ho sempre buttato la cenere. E le fave vanno messe presto, verso la fine di ottobre, sennò prendono i pidocchi, così gli agli sennò diventano cipolle, e poi ricordati della luna, e anche di me”.

da IL CAMPO IN CONCA di Maria Pagnini

 

 

 

 

 

 

1° edizione, Gazebo, 1999

 

 

 

 

 

 

2° edizione, TerraNuova, 2009

 

 

 

 

 

 

 


CURIOSITA’

 

LA CAROTA E I SUOI TANTI COLORI

Le origini della carota sono antichissime, risalirebbero addirittura al 3000 a.C. Probabilmente l’origine è nelle zone dell’Afghanistan, dell’Iran e del Pakistan e il suo colore era fra il porpora e il viola, se non addirittura nero.  

I semi di carota, selvatica o semidomesticata, venivano sicuramente usati solo per scopi medicinali nell’area mediterranea sin dal tempo dei Romani e dei Greci. Per arrivare a essere coltivate e impiegate in cucina, bisogna aspettare gli Arabi che, alla fine del Medioevo, le importarono (la qualità viola, a cui si aggiunse una gialla) in Spagna e poi da lì, in tutta Europa; grazie al genio di Caterina de’ Medici sono deventate alimenti degni della tavola.

Alla fine del 1600, in Olanda, per rendere onore alla dinastia degli Orange – che avevano guidato il paese nella guerra d’indipendenza contro il potere spagnolo – dei contadini iniziarono a selezionare le sementi e riuscirono a dare all’ortaggio il colore arancione, da noi oggi conosciuto.

La scelta degli agricoltori olandesi fu apprezzata da tutta l’Europa, in quanto il nuovo colore era molto più gradevole alla vista e il sapore aveva un gusto più dolce rispetto alla versione originaria.

Di grande aiuto nello studio della storia della carota in Europa sono stati i dipinti: infatti dal XVI° secolo i pittori olandesi e spagnoli dipinsero spesso scene ambientate nei mercati. Ad esempio nel quadro di Peater Aertsen (Amsterdam 1508-1575), dal titolo “La venditrice di frutta al mercato” del 1567, si possono notare carote viola.

 

 

Peater Aertsen, La venditrice di frutta al mercato, 1567

 

 

 

 


CHI SI PERDE DIETRO A UN ORTO  (1°)

di Erica Gardenti, garzona*

 

 

 

 

Chi si perde dietro a un orto riconosce a occhi chiusi l’odore della guazza, quando ancora il sole non rincitrullisce e, mentre al tramonto annaffia, l’aroma del timo, della salvia, dell’erba cipollina lo fanno sballare neanche avesse sniffato”.

*dal dizionario: ‘garzona’ part. in Toscana, persona assunta come aiuto nelle faccende agricole

 

 


LEGGENDE&DINTORNI

 

 

“… SEI COME IL PREZZEMOLO!”

I Greci, col prezzemolo, ci si adornavano la testa, quando partecipavano ai banchetti: erano convinti che il suo aroma stimolasse l’appetito. I Romani lo usavano per decorare le tombe dei morti, mentre gli Etruschi lo consideravano una pianta magica, utile nei riti propiziatori. Fu nel Medioevo che, persa l’associazione simbolica romana con il mondo dei morti, il prezzemolo ottenne grandi riconoscimenti popolari. La sua presenza divenne abituale in cucina, da qui “essere come il prezzemolo”, per indicare qualcosa o qualcuno onnipresente.

Le madri dicevano ai figli pigroni di lavarsi anche le orecchie, altrimenti vi ci sarebbe cresciuto il prezzemolo. In Toscana i vecchi contadini raccomandavano di non trapiantarlo in casa, perché vi sarebbe morto qualcuno entro un anno. E guai a sradicarlo, neppure per trapiantarlo, così facendo, si sarebbe permesso al diavolo di entrare nel giardino. Il prezzemolo era una pianta capace di predire l’avvenire. In Mugello se ne gettava una pianticina nel camino, di una persona defunta, se usciva fumo bianco, l’anima era volata in paradiso, se grigio, in purgatorio, infine, se nero, in inferno.

 

 

 

 

 


 

 

 

 L’OLIVETA E L’ORTO

di

Giovanni Pascoli

E come l’amo il mio cantuccio d’orto,
 col suo radicchio che convien ch’io tagli 
via via;

che appena morto, ecco è risorto: o primavera! con quel verde d’agli,
 coi papaveri rossi,

la cui testa 
suona coi chicchi, simile a sonagli; con le cipolle di cui fo la resta
 per San Giovanni;

con lo spigo buono,
 che sa di bianco e rende odor di festa; coi riccioluti càvoli, che sono
 neri,

ma buoni; e quelle mie viole
 gialle, ch’hanno un odore… come il suono dei vespri,

dopo mezzogiorno, al sole
 nuovo d’aprile;

ed alto, co’ suoi capi
rotondi, d’oro, il grande girasole ch’è sempre pieno del ronzìo dell’api!

E amo tutto: i vetrici ed i salci, 
che ripulisco ogni anno d’ogni vetta
per farne i torchi da legare i tralci;

quella fila di gattici soletta,
 alta e lunga, su cui cantano i chiù;
 il canneto che stride e che scoppietta:

ma non sapete quello ch’amo più.